BALISTICA COMPARATA DELLE ARMI
SUBACQUEE
Ing. Filippo
Anglani
La letteratura specializzata in armi terrestri è
sempre stata molto attenta agli studi di balistica. Questo deriva
principalmente dalle applicazioni belliche (e successivamente venatorie)
delle armi, che hanno sempre alimentato ricerche e sperimentazioni a
riguardo. Sappiamo quindi molto di proiettili scagliati nell’atmosfera,
che colpiscono bersagli a terra o in aria. Analogamente esiste ampia
documentazione per le armi ad arco o a balestra poiché di grande utilizzo
sportivo e prima ancora venatorio.
Pochissimo esiste invece per le armi subacquee: primo
perché non hanno utilizzi bellici (a parte i films di James Bond), secondo
perché gli studi specialistici di settore condotti dalle Case
costruttrici, ammesso che vengano fatti, fanno parte del know how aziendale
e quindi non sono diffusi (anche se è certo che alla ottimizzazione delle
armi attuali si è arrivati più per approssimazioni successive che per vera
ricerca e sviluppo del prodotto; a parte le elaborazioni degli ultimi
tempi esse sono rimaste praticamente uguali per trent’anni).
Ma il subacque del terzo millennio è più esigente,
curioso, attento: vuole conoscere il perché del verificarsi di alcuni
fenomeni, essenzialmente fisici, che influenzano il comportamento dei
fucili che utilizza.
La grande dicotomia fra arbalete e pneumatici, può
sembrare paradossale, ma ancora da un punto di vista puramente meccanico
non è stata chiarita.
Si sa per esperienza che le due armi hanno
caratteristiche diverse e se ne conoscono i pregi ed i punti di debolezza,
ma uno studio scientifico comparato non è stato mai eseguito.
Noi abbiamo la presunzione di colmare questa lacuna!
Alla fine della trattazione forniremo alcuni semplici strumenti per i
calcoli delle grandezze fisiche che influenzano le prestazioni dei fucili,
in modo che ognuno possa stabilire la configurazione ideale della sua
arma, adatta al tipo di pesca prescelto.
Lo studio qui
presentato avrà un seguito sperimentale, mediante prove balistiche
condotte in una vasca opportunamente attrezzata. Sia che si parli di
fucili ad elastico che di pneumatici occorre fare al momento alcune
semplificazioni che poi vedremo come superare, durante le prove
sperimentali, per avvicinarsi il più possibile ai modelli reali:
1.
Consideriamo che la traiettoria delle aste sia rettilinea uniforme,
almeno per i primi metri (vedremo poi come in realtà non sia esattamente
così);
2.
Assumiamo che non ci siano componenti di forze dovute alle correnti
marine e che quindi non vi siano velocità relative dell’asta rispetto
all’acqua;
3.
La presenza di nylon, scorrisagola e alette varie verrà
inizialmente trascurata e poi considerata durante le prove sperimentali,
per verificarne l’influenza che sappiamo essere importante;
4.
Trascuriamo le diverse conicità delle punte delle aste;
5.
Assumiamo di prendere come riferimento un fucile ad elastico ed un
pneumatico standard di serie (ci interessa in particolare analizzare il tipo di arma e cioè confrontare i dati
balistici);
6.
Unità di misura: - Forza [N]
- Velocità
[m/sec]
- Massa [Kg]
- Tempo [sec]
- Spazio [m]
- Energia [J]
- Densità
dell’acqua/Densità dell’aria = 800
- Pressione [kg/cm2] anche se per
semplicità qualche volta nei discorsi si farà riferimento alle atmosfere
[atm] o ai bar [bar]. I valori non sono gli stessi, nei calcoli useremo
sempre i [kg/cm2]
Punto di partenza del
nostro studio è la quantità di energia potenziale immagazzinata
dall’elemento propulsivo (gomme, aria compressa) e restituita all’asta
sotto forma di energia cinetica.
Gli elastomeri sono
definiti come quei materiali che sono capaci di recuperare, rapidamente e
con forza, grandi deformazioni. Essi possono essere divisi in naturali e
sintetici. La gomma naturale, conosciuta industrialmente come lattice o caucciù, viene ottenuta
per polimerizzazione della resina di una pianta, la Hevea Brasiliensis. A causa
dell’alto costo di produzione e della origine naturale, che ne influenzava
le caratteristiche, a partire dalla fine della prima guerra mondiale
l’industria bellica iniziò a studiare elastomeri sintetici ottenuti per
polimerizzazione di monomeri derivati dalla distillazione di oli minerali.
Nel 1931 la multinazionale Du
Pont ottenne sinteticamente un polimero resistente all’invecchiamento,
auto-estinguente e con buone caratteristiche elastiche: era nato il neoprene…
I principali tipi di
gomme sintetiche industrialmente prodotte oggi sono essenzialmente
utilizzati nella componentistica meccanica, automobilistica, aeronautica,
navale, nei settori del tessile e dell’arredamento, nell’industria
calzaturiera.
Le gomme per elastici
di arbalete invece appartengono ad una nicchia di mercato dove diversi
produttori, per lo più di piccole dimensioni, ottengono il loro prodotto
ancora a partire dalla gomma naturale. Questo purtroppo significa che non
è garantita una omogeneità ed una ripetitività delle forniture; stessi
elastici appartenenenti a lotti diversi possono avere comportamenti
diversi perché differente può essere il materiale di origine.
Il caucciù viene poi
additivato con vari prodotti
che garantiscono resistenza agli agenti atmosferici, scorrevolezza (olii,
qualche elastico lo perde), impermeabilità all’acqua.
Quelle di interesse
subacqueo sono le seguenti:
·
Massa
volumica: essa è pari alla
densità della gomma. Si misura in [g/cm3]. Ad esempio le gomme
Dessault da 16 mm sono più dense delle Picasso da 20 mm;
·
Modulo: rappresenta il
carico necessario per produrre un determinato allungamento percentuale
della gomma riferito alla sua sezione prima di applicare il carico
[kg/cm2]. Il modulo di interesse subacqueo è quello fra il 250%
ed il 300%, cioè il carico necessario per allungare il tratto di elastico
fra tre volte e mezzo e quattro volte la lunghezza originaria (si prenda
ad esempio un 120 con gomme lunghe 30 cm e si misuri la distanza
dall’estremità dell’ogiva sino alla seconda tacca, è circa 80 cm e quindi
l’allungamento totale è 30+80 = 110 cm cioè un po’ più di 3 volte e mezzo
la lunghezza originaria);
·
Resa Elastica
(resilienza): è l’energia
restituita da una gomma quando cessa la sollecitazione deformante ed è
misurata dal rapporto energia meccanica resa/energia meccanica data. Tale
rapporto dipende direttamente dalla massa volumica (densità)
dell’elastico. Infatti quando lo carichiamo, l’energia immagazzinata viene
restituita al sistema asta + gomme e quindi la massa totale accelerata è
data dalla somma della massa dell’asta e di quella delle gomme. Maggiore è
la massa degli elastici e maggiore energia dovremo consumare per
accelerarli. Quindi per ragioni dinamiche la massa degli elastici deve
essere la minore possibile. Più correttamente, il rapporto massa/energia
trattenuta deve essere il più basso possibile. Qualsiasi parte del fucile
che ha ancora velocità quando la freccia è partita è una perdita di
efficienza del tiro; è evidente per concludere che l’energia delle gomme
che si muovono frustando al momento dello sparo non è più utile alla
freccia.
·
Isteresi: si intende l’energia
assorbita da un elastico allorchè viene assoggettato ad una deformazione
ciclica e viene misurata dalla differenza fra energia applicata e quella
resa espressa in percentuale (resilienza). L’energia assorbita dagli
elastomeri si trasforma generalmente in calore a causa degli attriti fra
le catene polimeriche delle molecole e, data la bassa conducibilità
termica, la temperatura interna tende a salire (ma non in acqua in virtù
dell’effetto di raffreddamento della corrente liquida).
Punto di partenza è
determinare la quantità di
energia che è possibile immagazzinare nelle due armi.
Supponiamo di
applicare una forza di
intensità F ad un corpo
(gomme, pistone) e di compiere uno spostamento Ds nella direzione di
applicazione della forza. Si definisce Lavoro L la grandezza:
L = F * Ds
che ha come unità di misura quelle
dell’energia [Nm oppure Joule J]
Si intuisce subito
l’importanza fondamentale del Lavoro: per l’arbalete infatti esso
rappresenta la quantità di energia che in seguito alla applicazione della
forza F (misurata in Kg oppure
in Newton) ed in seguito allo spostamento Ds (lunghezza di
caricamento degli elastici, vedi 3.1.1) si riesce ad immagazzinare.
L’energia è definita
infatti come la capacità della forza F a compiere lavoro. Inoltre il
concetto di Potenza P (spesso utilizzato
impropriamente) non è altro che il Lavoro sviluppato da una forza in un
certo intervallo di tempo. La potenza si misura in Watt [W] che è il
lavoro di 1 Joule al secondo.
Risulta inoltre che la
Potenza è pari a:
P = F * v [W]
Prodotto della forza
per la velocità. Note le due grandezze potremo calcolare la Potenza delle
nostre armi.
Per il pneumatico il
lavoro (e quindi l’energia immagazzinata) dipende dalla pressione iniziale
(pressione di precarica) e dalla variazione di volume nel serbatoio,
secondo una semplice legge che vedremo meglio nei paragrafi
successivi.
Come visto, la forza applicata per la estensione
degli elastici non è costante, ma varia da zero ad un certo valore (di
solito fra i 50 e i 60 kg, a seconda della qualità e del
costruttore).
Se prendiamo un elastico e mediante un banco prova
poniamo in un diagramma i valori della forza in funzione dell’allungamento
avremo un diagramma di tipo
triangolare la cui area rappresenta il lavoro
compiuto e quindi l’energia immagazzinata (nota: i valori in ascissa sono le
percentuali di allungamento dopo un’ora, a gomma stabilizzata, mentre in
ordinata abbiamo i carichi espressi in Kg, validi per un solo elastico.
Per la coppia occorre moltiplicare per due):
Ad esempio per il
Picasso black da 19 mm di diametro (modello in vendita con boccole da 16)
il diagramma è il seguente:

Che ha un andamento
all’incirca triangolare.
Si noti come gli
elastomeri, a differenza delle molle, non seguono una legge lineare del
tipo:
F = k x
Poiché all’inizio la
curva ha un certo coefficiente angolare (rappresentato dal k della formula
precedente), più elevato, poi ne assume un altro.
La seguente tabella riassume le prove al banco di una
serie dei principali elastici in commercio:
|
|
Carico
di trazione [kg] per un elastico | |||
|
Costruttore |
0% |
100% |
200% |
250% |
|
Mean
Green 15 mm x 3 mm |
0,0 |
11,5 |
20,2 |
29,6 |
|
87'
H. Dessault #2 Red |
0,0 |
12,9 |
21,1 |
27,4 |
|
Esclapez
Green #1 |
0,0 |
13,6 |
22,0 |
27,7 |
|
Omer
16mm Black |
0,0 |
12,2 |
18,6 |
22,9 |
|
Esclapez
Megabooster Black 20mm |
0,0 |
15,9 |
23,4 |
28,1 |
|
Picasso
19mm Black (*) |
0,0 |
15,9 |
22,2 |
27,7 |
|
Omer
20mm Coated Amber |
0,0 |
15,9 |
23,1 |
27,9 |
|
Esclapez
Megabooster Amber 20mm |
0,0 |
14,5 |
20,9 |
26,1 |
(*) = esempio
precedente
Mentre il diagramma
seguente, ottenuto da una prova al banco del Maestro Dapiran, mostra la
differenza fra il concetto di carico massimo in kg ed energia
immagazzinata da un elastico:

I dati si riportano
nella tabella seguente con le percentuali di allungamento, per maggior
chiarezza:
|
Tabella di prova
carico-allungamento | ||||
|
|
Lo = |
30 |
[cm] |
|
|
|
allungamento
| |||
|
carico |
Mean Green 15 mm |
Omer 19 mm | ||
|
[kg] |
[cm] |
% |
[cm] |
% |
|
3 |
33,5 |
112% |
33 |
110% |
|
6 |
38,5 |
128% |
36,5 |
122% |
|
9 |
46 |
153% |
40,5 |
135% |
|
12 |
55 |
183% |
47 |
157% |
|
15 |
66,5 |
222% |
56 |
187% |
|
17,5 |
75 |
250% |
65 |
217% |
|
20 |
83,5 |
278% |
76 |
253% |
|
22,5 |
91 |
303% |
86,5 |
288% |
|
25 |
97,5 |
325% |
98 |
327% |
|
27 |
104 |
347% |
108 |
360% |
|
28 |
106 |
353% |
115 |
383% |
Come si vede
l’elastico Mean Green da 15 mm a parità di allungamento esprime un carico
più alto ma l’Omer da 20 mm immagazzina più energia poiché la sua curva è
più “panciuta” e quindi l’area sottesa è maggiore.
Per allungamenti
ancora maggiori si vede come la curva del Green si impenni rapidamente
verso l’alto, quindi sono necessari sforzi altissimi per avere
deformazioni quasi nulle, la gomma si indurisce divenendo legnosa e non
assorbendo più energia. Dal confronto segue ancora che la gomma da 20 mm è
favorita avendo una ulteriore riserva di energia da offrire per
allungamenti al limite.
Si può quindi
affermare che a parità di lunghezza
l’elastico da 20 mm immagazzina generalmente una quantità di
energia superiore ad uno da 16mm.
A tal proposito occorrerebbe diagrammare uno per uno
i vari modelli, andando incontro a difficoltà di riproducibilità delle
prove (spesso come detto si hanno differenze fra i vari lotti di materia
prima per lo stesso produttore).
Per questo motivo tali
conclusioni, pur se corrette, non possono che avere carattere
indicativo.
Si ha subito, in
assenza di fenomeni dissipativi, che l’energia immagazzinata dalle gomme è
pari all’area al di sotto della curva di carico e quindi all’integrale:
Ep = ò F* Ds
[J]
Quindi noto il
diagramma della gomma in funzione dell’allungamento Ds degli elastici
(riportato come Lt
nell’estratto dal foglio Excel allegato) si ha ad esempio (fucile ad
elastici da 90, ma il foglio è preparato per qualsiasi
configurazione):
Tabella1 (estratto dal File fucili.xls)
|
APACHE
90 | ||||||
|
SCEGLI
LA CONFIGURAZIONE |
NOTE | |||||
|
Lt
= |
Lunghezza
di carico |
59 |
[cm] |
|
|
|
|
Le
= |
Lunghezza
elastici |
23 |
[cm] |
|
|
|
|
La
= |
Lunghezza
asta |
130 |
[cm] |
|
|
|
|
Lg
= |
Lunghezza
ogiva |
6,5 |
[cm] |
|
|
|
|
Ma
= |
Massa
asta |
285 |
[gr] |
Inox
fi 6 mm | ||
|
Me
= |
Massa
elastici |
105 |
[gr] |
Cressi
S45 fi 18 mm | ||
|
Mo
= |
Massa
ogiva |
15 |
[gr] |
|
|
|
|
De
= |
Diametro
elastici |
18,0 |
[mm] |
|
|
|
|
RISULTATI |
| |||||
|
F
= |
Forza
di caricamento |
57,00 |
[kg] |
|
|
|
|
Ep
= |
Energia
immagazzinata |
191,35 |
[J] |
Area
del diagramma | ||
|
Ecp
= |
Energia
persa elastici + ogiva |
24,19 |
[J] |
pari
al |
12,64% |
della
complessiva |
|
Eu
= |
Energia
utile disponibile |
167,15 |
[J] |
|
|
|
|
Eta
= |
rendimento |
87,36% |
|
|
|
|
|
v
= |
Velocità
dell'asta iniziale |
34,25 |
[m/sec] |
|
|
|
|
P
= |
Potenza
utile |
9,52 |
[kW] |
|
|
|
L’energia
immagazzinata è quindi
Ep =
191,35 [J]
Che viene restituita
al sistema asta + gomme (e quindi la massa totale accelerata è data dalla
somma della massa dell’asta, di quella delle gomme e di quella della
ogiva)
Anche se tutto il
sistema asta+gomme+ogiva viene accelerato dalla propulsione, gli elastici
proprio in virtù della loro configurazione, non si muovono alla stessa
velocità in ogni loro sezione.
Infatti le parti più
prossime alle boccole della testata compiranno uno spostamento minore, al
limite nullo per la sezione proprio a contatto con le boccole, mentre la
velocità delle varie sezioni sarà via via maggiore sino ad arrivare alla
stessa velocità dell’asta per la sezione a contatto con le boccole
dell’ogiva, secondo un diagramma di tipo iperbolico
(il perché viene spiegato nella seconda parte del lavoro, par. 9.7) che
per semplicità approssimeremo
con uno triangolare (la condizione è conservativa nel senso che ci poniamo
nelle peggiori condizioni per tener conto di altri fattori di
perdita):
Il baricentro G dell’elastico a riposo di
lunghezza Li si porta nella posizione G’ con elastico di lunghezza
finale Lf. La sezione dell’elastico a contatto con l’ogiva è
l’unica ad avere velocità pari a quella dell’asta, va tutte le altre come si
vede hanno velocità via via decrescenti sino ad annullarsi in
corrispondenza delle boccole della testata.
Nel calcolo
dell’energia cinetica quindi non possiamo dire che tutta la massa
dell’elastico viene interessata dalla stessa velocità, ma dobbiamo
considerarla come se fosse concentrata nel baricentro, che si muove ad una
velocità VG, minore della
velocità dell’asta Va. Quanto minore? Se il
diagramma delle velocità è la metà di quello rettangolare, la velocità baricentrica degli
elastici è pari alla metà della velocità dell’asta (nel caso reale
è leggermente più alta):
VG = 0,5 *
Va
Mentre l’ogiva essendo
rigida e quindi indeformabile viaggia alla stessa velocità dell’asta.
L’energia cinetica
complessiva del sistema è:
Ec = ½ Ma
Va2 + ½ Me (Va /
2)2 +½Mo
Va2
(1)
(asta)
(elastico)
(ogiva)
Nota importante: in tale bilancio energetico abbiamo trascurato l’effetto del
rinculo che invece compare e sottrae energia al sistema (v. par.
6), poiché esso è troppo soggettivo e legato alla massa di ogni singolo
subacqueo. Tale contributo diminuisce ulteriormente la velocità
finale dell’asta, ma avendo già fatto una approssimazione
conservativa in precedenza (velocità delle gomme più alta) per ora non lo
considereremo.
Risolvendo rispetto
alla velocità otteniamo che l’asta viene lanciata con
v = radq (( 2 Ec) /
(Ma + Me/4 + Mo )) = 34,25
[m/sec]
Si noti come la massa
degli elastici, considerata ai fini energetici è pari ad un quarto di quella
totale.
L’energia cinetica che
si perde per portare l’insieme elastici+ogiva alla stessa accelerazione
dell’asta è pari a:
Eg = ½
(Me * VG 2+ Mo * v2
) = 24,19 [J]
Cioè il 12,64 % di quella totale e quindi
è un fattore non trascurabile, anche se alla fine interessa solo che
quella residua sia in grado di compiere efficientemente il suo
lavoro.
Definiamo quindi il rendimento dell’arma come il
rapporto
h = E / (E – Eg) = 87,36
%
Il rendimento è tanto minore quanto più
pesanti sono gli elastici e l’ogiva.
L’ideale da un punto
di vista energetico è quindi utilizzare elastici leggeri in
relazione al lavoro che riescono ad esprimere ed ogive con boccole di
plastica.
Questi sono i calcoli
all’istante zero, ma appena premiamo il grilletto ecco che le forze
resistenti dovute alla densità dell’acqua cominciano a lavorare.
Esse sono
funzione:
·
del diametro
dell’asta;
·
della forma della
punta;
·
della lunghezza
dell’asta;
·
della velocità (al
quadrato);
·
della forma della
estremità posteriore dell’asta.
Ed in generale possono
esprimersi con la legge:
F = c * S *
r * v2
Con
c = coefficiente che
dipende dalla forma del corpo;
S = area della sezione
dell’asta;
r = densità del
fluido;
v = velocità
dell’asta.
La valutazione
dell’attrito idrodinamico sarà discussa approfonditamente in seguito.
Per il pneumatico,
come già anticipato, il
lavoro (e quindi l’energia immagazzinata) dipende dalla pressione iniziale
(pressione di precarica) e dalla variazione di volume nel serbatoio.
I gas compressi
infatti variano in modo sensibile il loro volume al variare della
pressione, secondo la legge
universale dei gas perfetti:
pV = nRT
E quindi secondo la legge di Gay Lussac e Boyle
Mariotte:
p1 V1
/ T1 = p2 V2 / T2
Il passaggio da una
condizione all’altra può avvenire con diverse modalità, se avviene
mantendo costante la temperatura si ha una trasformazione isoterma e vale la relazione:
p1 V1 = p2 V2
Quindi l’aumento della
pressione di precarica durante il caricamento vero e proprio è
direttamente proporzionale alla diminuzione del volume.
Nel caso reale del
fucile, la compressione durante il caricamento può essere approssimata ad
una isoterma mentre la rapida espansione al momento dello sparo è
assimilabile ad una trasformazione detta adiabatica (tanto rapida da non
avere scambi di calore con l’esterno).
Quando si fornisce lavoro ad un gas come l’aria
contenuta nel nostro fucile, in corrispondenza di uno spostamento di
lunghezza l si ha:
L = F * l = p * (V2 – V1)
Cioè
L = p * DV [J]
che è la nostra
energia immagazzinata.
Se S è la superficie
del pistone [cm2], la forza esercitata sull’asta tramite il
pistone è
F = p * S [kg]
Che è anche utilizzata
empiricamente per conoscere la pressione di precarica p in [kg/cm2].
Infatti se la canna è
da 13 mm di diametro interno, che corrisponde ad una superficie del
pistone di
S = 1,33
[cm2]
Per conoscere la
pressione basta appoggiare il fucile, con l’asta inserita, su una
tavoletta di legno posta su una bilancia da casa (meglio se elettronica) e
iniziare a premere. Quando l’asta comincia ad entrare bisogna fermarsi
(altrimenti la pressione aumenta) e leggere il valore in [kg] riportato
sullo strumento.
Basterà dividere il
valore in [kg] per la superficie del pistone [cm2] ed avremo
proprio la pressione di precarica
p = F / S [kg/cm2]
Per una canna da 11 mm
di diametro interno (Cyrano, Skorpion) la superficie vale invece
S = 0,95
[cm2]
Ritornando
all’espressione del lavoro, l’energia immagazzinata è data dalla pressione
iniziale di precarica moltiplicata la variazione di volume nel serbatoio,
dovuta al fatto che il volume di aria all’interno della canna, spinto dal
pistone durante il caricamento si è “trasferito” all’interno del
serbatoio.
Nota la pressione di
precarica e le altre caratteristiche fisiche del fucile, si ha ad esempio
(fucile Cyrano 110):
Tabella2 (estratto dal File fucili.xls)
|
Cyrano
110 | ||||||
|
SCEGLI
LA CONFIGURAZIONE |
NOTE | |||||
|
Lt
= |
Lunghezza
di carico |
92 |
[cm] |
|
|
|
|
d2
= |
Diametro
int. canna |
11 |
[mm] |
|
|
|
|
P1
= |
Pressione
di precarica |
35 |
[kg/cm2] |
|
|
|
|
La
= |
Lungh.
Asta (totale) |
122 |
[cm] |
|
|
|
|
d
= |
Diametro
asta |
7 |
[mm] |
0,00019 | ||
|
Ma
= |
Massa
asta |
365 |
[gr] |
Filettata
Mares originale + arpione | ||
|
Mp
= |
Massa
del pistone |
20 |
[gr] |
Teflon |
|
|
|
RISULTATI |
NOTE | |||||
|
Fi
= |
Forza
di caricamento iniziale |
33,26 |
[kg] |
|
|
|
|
Ff
= |
Forza
di caricamento finale |
36,61 |
[kg] |
|
|
|
|
Vi
= |
Volume
iniziale del serbatoio |
986,96 |
[cm3] |
|
|
|
|
Vf
= |
Volume
finale del serbatoio |
896,68 |
[cm3] |
Variaz.
di volume = 9% | ||
|
Vc
= |
Volume
interno della canna |
90,28 |
[cm3] |
|
|
|
|
Pf
= |
pressione
finale di carica |
38,52 |
[kg/cm2] |
|
|
|
|
Ep
= |
Energia
immagazzinata |
309,98 |
[J] |
|
|
|
|
Ecp
= |
Energia
persa pistone |
16,10 |
[J] |
5,19% |
del
totale |
|
|
Va
= |
Velocità
dell'asta iniziale |
40,13 |
[m/sec] |
|
|
|
|
P
= |
Potenza
utile |
8,07 |
[kW] |
|
|
|
|
Delta
p = |
Perdite
di carico nel fucile |
1,08 |
[kg/cm2] |
|
|
|
E’ interessante notare che per puri fini balistici la
soluzione con canna da 11 [mm] è meno performante di quella con
canna da 13 [mm]. Infatti i vantaggi della prima sono:
·
Minore sforzo di
caricamento;
·
Possibilità di
utilizzare aste da 7 e 6,5 [mm] (che a causa della forza di caricamento
più alta, si utilizzano con difficoltà sui fucili con canna da 13 poiché
tendono a piegarsi);
·
Maggiore precisione
data da migliori soluzioni costruttive e minor rinculo (minore
potenza).
Per contro gli
svantaggi:
·
Minore pressione
finale di carica a parità di pressione di precarica (si comprime un volume
d’aria inferiore poiché la canna è più piccola);
·
Minore energia
immagazzinata (per lo stesso motivo di prima);
·
Minore velocità
dell’asta a parità di diametro.
Quindi se in un
“normale” pneumatico con canna da 13 si potessero caricare aste da 7 mm di
diametro, a parità di pressione di precarica avremmo (es. Sten 110):
|
Sten
110 | ||||||||||||
|
SCEGLI
LA CONFIGURAZIONE |
NOTE | |||||||||||
|
Lt
= |
Lunghezza
di carico |
92 |
[cm] |
|
|
| ||||||
|
d2
= |
Diametro
int. canna |
13 |
[mm] |
|
|
| ||||||
|
P1
= |
Pressione
di precarica |
35 |
[kg/cm2] |
|
|
| ||||||
|
La
= |
Lungh.
Asta (totale) |
122 |
[cm] |
|
|
| ||||||
|
d
= |
Diametro
asta |
7 |
[mm] |
0,00019 | ||||||||
|
Ma
= |
Massa
asta |
365 |
[gr] |
Filettata
Mares originale + arpione | ||||||||
|
Mp
= |
Massa
del pistone |
20 |
[gr] |
Teflon |
|
| ||||||
|
RISULTATI |
NOTE | |||||||||||
|
Fi
= |
Forza di caricamento
iniziale |
46,46 |
[kg] |
|
|
| ||||||
|
Ff
= |
Forza di caricamento
finale |
53,38 |
[kg] |
|
|
| ||||||
|
Vi
= |
Volume iniziale del
serbatoio |
971,88 |
[cm3] |
|
|
| ||||||
|
Vf
= |
Volume finale del
serbatoio |
845,79 |
[cm3] |
Variaz.
di volume = 13% | ||||||||
|
Vc
= |
Volume interno della
canna |
126,10 |
[cm3] |
|
|
| ||||||
|
Pf
= |
Pressione
finale di carica |
40,22 |
[kg/cm2] |
|
|
| ||||||
|
Ep
= |
Energia
immagazzinata |
432,95 |
[J] |
|
|
| ||||||
|
Ecp
= |
Energia
persa pistone |
22,49 |
[J] |
5,19 % del totale | ||||||||
|
Va
= |
Velocità
dell'asta iniziale |
47,42 |
[m/sec] |
|
|
| ||||||
|
P
= |
Potenza
utile |
14,37 |
[kW] |
|
|
| ||||||
|
Delta
p = |
Perdite
di carico nel fucile |
1,58 |
[kg/cm2] |
|
|
| ||||||
Con una velocità
iniziale di circa 47 [m/sec]
(!!) e molta potenza in più (la variazione di volume è del 13% contro il
9% del fucile con canna da 11 mm) se si riuscissero a caricare aste da 7
mm (superate le 32-33 atm è praticamente impossibile, si piegano) e se si
ovviasse all’imprecisione dovuta alla durezza del meccanismo di sgancio
(spina da 3 mm), al rinculo ed alle perdite di carico per attrito lato
acqua (fori di scarico sulla testata) e lato aria (foro sulla canna),
ecc…sarebbe davvero imbattibile, ma per cosa? Dove si può correttamente
utilizzare un’arma con queste prestazioni? Certo non per la pesca al pesce
bianco di taglia medio-piccola.
Personalmente,
nonostante i pregi sulla carta, ho utilizzato tale fucile senza elaborarlo
ma senza alcun successo, principalmente per motivi di precisione,
sbagliando numerosi tiri su pesci “normali” (fra cui anche qualche cernia
in caduta) che avrei risolto senza problemi con un buon arbalete.
Non penso però che per
i grossi pelagici ci sia molto da discutere…
Sono curioso di provare, per la prossima stagione dei
tonni, il Cyrano 110, ma questa volta dopo averlo modificato a dovere
seguendo i suggerimenti del buon PaxeMax…
La Mares, nel libretto
di istruzioni del Cyrano, propone un grafico che illustra il rapporto fra
l’energia immagazzinata e l’energia cinetica residua ad una distanza di
2,57 metri, comparando il Cyrano stesso con lo Sten di pari lunghezza (il
rapporto è 0,58 contro 0,49). Leggendo
bene però si vede come le prove siano state condotte con lo stesso sforzo di
caricamento: ma per ottenere lo stesso sforzo di caricamento il
fucile con canna da 13 deve essere pompato di meno…in
particolare lo Sten ha lo stesso
sforzo di caricamento a 24 [kg/cm2] di un Cyrano a 35
[kg/cm2] (provate sul foglio di calcolo). Quindi il paragone non è molto corretto poiché le prestazioni dovrebbero anche
essere confrontate a parità di pressione di precarica!!
Inoltre vorrei
evidenziare come impostando sempre sul foglio di calcolo la distanza di
2,57 metri (cella D55) nella sezione dedicata al Cyrano, si ottiene
esattamente il rapporto 0,58 fra energia immagazzinata ed energia residua,
a conferma della validità della mia formula.
Le perdite di carico
nel fucile pneumatico, lato aria (passaggio all’interno della canna), sono
date dall’espressione:
Dp = (b * v2 ) / (R * T * d) * l
* p
con:
Dp = perdita in
[kg/cm2]
b = coefficiente che
vale all’incirca 2,03
v = velocità del
pistone in [m/sec]
R = costante dei gas =
29,27 [kg m / Kg K°]
T = temperatura
assoluta = 273,16 +t [°C]
[K]
d = diametro della
canna [mm]
l = lunghezza della
canna [m]
p = pressione finale
di carica [kg/cm2]
L’espressione è gia inserita nel foglio di calcolo
(fucili.xls) è
il valore è calcolato in automatico.
Nel momento in cui
premiamo il grilletto è vero che l’asta possiede una velocità iniziale
elevata, ma essa deve attraversare tutta la canna piena d’acqua che deve
essere spinta all’esterno, sia attraverso la sezione frontale della canna
stessa sia attraverso i fori di scarico della testata. Fondamentale per
diminuire queste perdite è quindi la sezione dei fori di scarico proprio
perché le perdite di tipo idraulico sono inversamente proporzionali alle
aree di passaggio e direttamente proporzionali al quadrato delle velocità,
quindi per diminuirle bisogna:
·
Aumentare le sezioni
di passaggio;
·
Diminuire la scabrezza
della tubazione (canna);
·
Diminuire le
velocità.
Poiché non vogliamo
intervenire sulla terza variabile e poiché la seconda è già buona (ma si
può ancora ottimizzare con ulteriori trattamenti di ossidazione anodica
dell’alluminio), non resta che variare l’area delle luci di scarico
mediante allargatura con trapano o fresa e alesatore.
Per questo il fucile pneumatico a differenza
dell’arbalete soffre di una componente aggiuntiva di perdita che consiste
nel vincere l’attrito della massa d’acqua presente all’interno della canna
e che vale:
Dp = K * V2
/ (d * 2g)
con:
Dp = perdita in
[kg/cm2]
K = costante che dipende dalla scabrezza del tubo e da altri fattori (attrito, regime di moto turbolento)
V = velocità [m/sec]
d = diametro complessivo della sezione di passaggio (canna+fori
testata) [mm]
g = accelerazione di gravità
[m/sec2]
Risulta estremamente
difficile calcolare con esattezza questa grandezza, poiché la letteratura
di ingegneria idraulica o oleodinamica classica non tratta tubazioni
aventi diametri così piccoli e velocità così elevate (non ci sono campi di
applicazioni).
Utilizzando dei
nomogrammi, approssimativamente per l’esempio in questione (considerando
un diametro medio dei fori di scarico di 5 mm x 4 fori) essa è pari a
circa:
Dp » 2
[kg/cm2]
Per cui più
correttamente dovremmo considerare per il pneumatico la velocità dell’asta in uscita
dal fucile, che nell’esempio precedente (Cyrano) tenendo presente la somma
delle perdite di carico, vale
Va = 39,87
[m/sec]
Mentre per l’arbalete
l’asta in uscita dall’arma deve solo vincere l’attrito dell’acqua e, se
presente, del guida asta integrale (trascurando l’attrito sulla
testata).
In base a questi
primissimi risultati già si può osservare che:
·
Il Cyrano pompato a 35 [atm] con asta da 7 è sulla carta (e
da un punto di vista solo energetico) più veloce dell’arbalete con asta da
6 (a seconda del modello con il quale si confronta da un 6% ad un 15% in
più), ma non più potente (8 kW contro circa 9,5 kW). Questa considerazione
ci fa capire quanto impropriamente sia utilizzato il
concetto di potenza e non deve stupire se si pensa che la potenza è il
prodotto di forza x velocità e quindi pur avendo velocità superiore, esso
si carica con una forza parecchio inferiore (36,6 kg contro i 57
dell’arbalete). Questo vuol dire invece che il fucile pneumatico ha un rendimento
superiore. Il problema del caricamento è dovuto al fatto che si utilizza un solo braccio
(al contrario del fucile ad elastici) e quindi si ha una sensazione di
difficoltà, compensata in parte dalla possibilità di utilizzare
l’articolazione della spalla e dovuta anche all’asta che tende a piegarsi.
Infine si ricordi sempre che il punto di partenza per calcolare la
penetrazione di un’asta è la sua energia cinetica, per la quale come visto
le uniche grandezze di interesse sono
la massa e la velocità, per cui avendo esso aste con più massa e più
velocità acquista di conseguenza maggiore gittata e
penetrazione;
·
Il rendimento del pneumatico come detto è superiore a quello
dell’arbalete poiché con uno sforzo di caricamento più basso riesce ad
esprimere velocità maggiori. Considerando la somma delle perdite per
attrito del pistone nello scorrimento, delle perdite di carico lato aria e
lato acqua (vedi par. 3.5.3 e 3.5.4) il rendimento è pari a circa il
90%;
·
L’asta dell’arbalete essendo vincolata solo ad una
estremità, ma con una forza applicata non nel vincolo (meccanismo di
sgancio) ma in un altro punto (prima o seconda tacca) nella fase di sparo
genera delle onde d’acqua
(fenomeno della instabilità elastica al carico di punta) che non si
avrebbero ad esempio nel vuoto, in assenza di forze resistenti. Lo
sbandieramento dell’asta è ben visibile in alcuni video (Donati, Dapiran,
ecc…) e nella Clip di Totem nelle prove in piscina, specialmente con
diametri da 6 mm. Il fenomeno è complesso e sarà affrontato in seguito,
basti solo sapere che l’asta compie delle oscillazioni smorzate (in genere
1-2) attorno ad una linea di equilibrio (traiettoria). In sostanza il
fucile non perde in precisione sui tiri lunghi poichè
l’oscillazione si smorza nei primi 2 metri e quindi alla fine la linea delle oscillazioni e la
traiettoria vanno a coincidere, se l’asta è diritta (vedi disegno,
un po’ esasperato per chiarire meglio il concetto).

Il fucile perde invece
precisione nei tiri corti (famose le
padelle di spigole a un metro) e, come sempre in questi casi, energia. Il
pneumatico avendo la boccola della testata come guida per l’asta
all’uscita ed inoltre utilizzando aste più grosse non soffre di questo
inconveniente in maniera significativa.
·
Il pneumatico non imbarca. La struttura del fucile consente
una grande rigidità poiché tutto l’insieme è tenuto compresso dalle due
filettature di testa e di coda della canna. Tale inconveniente si recupera
su fucili ad elastico dell’ultima generazione, rigidissimi (es.
monoscocca). L’arbalete che imbarca, oltre alla perdita di precisione
porta ad una ulteriore perdita di energia;
·
Il pneumatico è più compatto a parità di prestazioni. Un 110
non è più lungo fuori tutto di un arbalete da 75, quindi è facile
nasconderlo, brandeggiarlo e nella esposizione risulta meno evidente;
·
Le modalità di rilascio dell’energia sono
diverse. Nel pneumatico l’espansione dell’aria avviene attraverso delle
luci di efflusso e quindi pur se “istantanea” è progressiva. A tal
proposito sono fondamentali le modifiche solitamente apportate e
cioè il foro sulla canna e, come visto, l’allargamento dei fori della
testata. Nell’arbalete gli elastici hanno tempi di rilascio brucianti,
istantanei; anche in questo caso esistono gomme con caratteristiche più o
meno performanti ma è un discorso legato al tipo di elastico e quindi al
costruttore. Per confermare questa affermazione vi riporto una curiosità
storica in voga all’epoca della pesca in tana: il pneumatico ha bisogno
che tutta l’asta sia completamente uscita dal fucile
per dare il meglio (espansione completa), viceversa il tiro risulterà
debole. Nell’arbalete invece è sufficiente che l’asta fuoriesca della
lunghezza necessaria alla completa contrazione delle gomme e quindi è
possibile fare tiri a piena potenza con l’asta che è ancora in parte
dentro il fucile.
Vorrei concludere
questo paragrafo ricordando che non dobbiamo confondere questi risultati
con le vere differenze fra le
varie armi e cioè le caratteristiche costruttive,
che fanno sì che non tutti gli arbalete o i pneumatici siano uguali fra
loro anche se comuni sono le leggi che regolano il loro
funzionamento.
A questo punto
introduciamo il fucile arbalete con doppio elastico. La vera e unica differenza infatti è
data dalla possibilità dell’arbalete di poter essere caricato
incrementalmente (una gomma alla volta) con un numero di elastici a
piacere (conformemente alle caratteristiche dell’arma). E’ la unica
possibilità per i pescatori oceanici di BIG GAME BLUE HUNTING…
Con il pneumatico
questo non è possibile e bisogna spingersi sino al limite fisico di
pompaggio e di spessore dell’asta (sempre che il fucile non scoppi
prima…)
prendiamo ad esempio
un 100 e:
Tabella3 (estratto dal File fucili.xls)
|
CALCOLI |
| |||||
|
SCEGLI
LA CONFIGURAZIONE |
NOTE | |||||
|
Lt
= |
Lunghezza
di carico |
63 |
[cm] |
| ||
|
Le
= |
Lunghezza
elastici |
25 |
[cm] |
(media) | ||
|
La
= |
Lunghezza
asta |
140 |
[cm] |
| ||
|
Lg
= |
Lunghezza
ogiva |
7 |
[cm] |
| ||
|
d
= |
Diametro
asta |
6,5 |
[mm] |
| ||
|
Ma
= |
Massa
asta |
363 |
[gr] |
| ||
|
M20
= |
Massa
elastici da 16 |
230 |
[gr] |
Doppio
circolare Dessault da 16 | ||
|
Mg
= |
Massa
ogive |
44 |
[gr] |
2
x Devoto boccole nylon | ||
|
De
= |
Diametro
elastici |
16,0 |
[mm] |
| ||
|
| ||||||
|
RISULTATI |
NOTE | |||||
|
F
= |
Forza
di caricamento |
110,00 |
[kg] |
|
|
|
|
Ep
= |
Energia
immagazzinata |
400,56 |
[J] |
|
|
|
|
Ecp
= |
Energia
persa elastici +
ogiva |
87,53 |
[J] |
pari
al 21,85 % della complessiva | ||
|
Eu
= |
Energia
utile disponibile |
313,03 |
[J] |
|
|
|
|
eta
= |
Rendimento |
78,15% |
|
|
|
|
|
Va
= |
Velocità
dell'asta iniziale |
41,53 |
[m/sec] |
|
|
|
|
P
= |
Potenza
utile |
19,93 |
[kW] |
|
|
|
Nel calcolo della
forza di caricamento sono stati già sottratti circa 2,75 kg che sono la
componente della forza che si scarica sul guida asta integrale (v. par.
successivo). Risulta evidente che le prestazioni dell’arma sono adesso
confrontabili, se non superiori a quelle del pneumatico del primo esempio.
Tenendo presenti poi altri fattori, altre variabili, accorgimenti e
abitudini personali, presenza o meno di modifiche, vedremo come questi
risultati si possano migliorare o comunque variare.
Va subito detto che
non tutti i fucili sono adatti al montaggio del doppio elastico. Nel video
“Pesca alle Azzorre” si vede
il bravo Carlos Osorio che spara con un Picasso 110 in carbonio a sezione
circolare con il doppio elastico. Il fusto va bene (il campione dice che
non si imbarca) ma osservate la linea di azione della forza del secondo
elastico:
![]()
La forza non è
applicata parallelamente alla linea dell’asta, ma con un’inclinazione che
dipende dalla distanza dell’occhio per l’alloggiamento della gomma
circolare dalla linea dell’asta (tratto AB).
La forza F si scompone quindi in due
componenti, una Fo
effettivamente utile ai fini del tiro e una Fv che essendo diretta
verso il fusto crea uno schiacciamento dell’asta sul fusto stesso.
Se, come nella media,
F = 55 [kg], La Fv si può calcolare
essere pari a:
Fv = 2,75 [kg]
Questa forza crea
maggiore attrito però in presenza del guida asta
serve a meglio schiacciare l’asta sulla guida in modo da creare più portanza idrodinamica, cioè sostentamento. E’ quindi una forza
stabilizzatrice, utile alla traiettoria del tiro anche se
non ha componente nella direzione del moto. L’asta acquisisce miglior
traiettoria, precisione e sbandiera di meno, anche se perde il 5%
dell’energia in questo modo.
Osservate il fucile di
Osorio: non ha il guida asta integrale. Pertanto la forza Fv del secondo
elastico causa un inutile sfregamento dell’asta sul prezioso fusto di
carbonio e inoltre un suo sollevamento in corrispondenza del passaggio sul
guida asta singolo:

Nota: questo avverrebbe anche nel caso di un singolo
elastico circolare. La conseguenza è che il tiro può risultare impreciso,
diretto verso l’alto: Osorio nel video spara male un paio di prede (una è
uno splendido serra) che però erano bene inquadrate, sarà per
questo?…
Quindi doppio elastico oppure mono elastico
circolare sì ma solo con il guida asta
integrale.
Per tutti gli altri fusti a sezione circolare e
non dotati di guida asta integrale la linea di azione degli elastici deve essere sullo stesso piano di
quella dell’asta, quindi è necessaria una testata.
Alcune soluzioni tipo
testatine ribassate o addirittura in asse con la sezione del fusto, pur se
eliminano il problema del momento flettente della
testata tradizionale (affrontato dettagliatamente in un articolo
del Maestro Dapiran) sono, per i motivi sopra visti, dei veri errori di progetto sui fusti
circolari, che portano a imprecisione del tiro e a inutili attriti, mentre
sono validi su fusti con altro profilo e/o dotati di guida integrale.
Validissima risulta quindi la soluzione del foro
circolare per uno o due elastici dei fucili in legno senza testata. In tal
modo il momento flettente è pari a zero e il fucile è sollecitato al solo
carico di compressione (sforzo normale) per cui anche con carichi
elevatissimi la sollecitazione è sempre ampiamente al di sotto dei valori
ammissibili (ad esempio per una sezione ad osso di seppia con un carico di
120 kg, pari a due robusti elastici da 20 mm, la sollecitazione è circa il
17% della massima
ammissibile).
Inoltre il guida asta
integrale risolve il problema della componente Fv.
I fenomeni di instabilità elastica sono
conosciutissimi in meccanica poiché hanno grande importanza per il
funzionamento delle macchine.
Anche per le nostre
aste dobbiamo introdurre il concetto di snellezza, e cioè il rapporto fra
la lunghezza e la sezione. Nella meccanica classica un corpo snello di
lunghezza L caricato di punta
(v. disegno) resiste fino al superamento di certe condizioni poi collassa
di colpo (linea tratteggiata). L’asta al momento dello sparo si trova
spinta da una forza F nella
direzione del moto e incontra una forza resistente Fr nel verso opposto
all’avanzamento, questa resistenza dipende dalla densità dell’acqua ed è
la responsabile della instabilità elastica delle aste, per cui
specialmente nei bassi diametri esse sbandierano.

Come abbiamo visto, tutto ciò che si muove
all’interno del fucile e che non sia l’asta non è utile ai fini del tiro
ed è solo energia sprecata. Anche le piccole flessioni e deformazioni dei
vari componenti dell’arma (testata, calcio, fusto) assorbono energia
utile. Uno dei punti deboli dell’arbalete è infatti il sistema di
giunzione fra questi pezzi.
La soluzione a questo c’è e si chiama monoscocca. Sia esso in
carbonio o in legno la novità consiste proprio nella monoliticità della
struttura, un corpo unico dalla testata all’impugnatura che non permette
dispersioni di energia la quale viene restituita in una percentuale
maggiore.
La pressione
dell’acqua e la sua temperatura sono due variabili fisiche che in quanto
tali possono influenzare il comportamento dei fucili.
Il suo effetto è più
evidente, come si intuisce, sul pneumatico. Infatti se prendiamo il fucile
dell’esempio del paragrafo 3.5,
caricato in superficie a 44 [atm] e lo portiamo a 30 metri di
fondo, ove agisce una pressione esterna di 4 [atm] avremo perso queste 4 [atm] dalla
pressione finale di carica e la pressione utile per il tiro sarà quindi di
40 [atm] e la differenza rispetto alla superficie sarà marcata.
Per l’arbalete anche
se è capitato in altre pubblicazioni di leggere qualche inesattezza,
l’elastico pur essendo comprimibile (in superficie) al momento della
estensione, una volta teso ha perso quasi tutta la sua deformabilità e
quindi risente poco o nulla della pressione esterna che tende a
schiacciarlo, per cui sull’arbalete la profondità non ha quasi nessuna
influenza.
L’effetto della
temperatura si manifesta sul pneumatico con una variazione di pressione.
Prendendo l’espressione di Boyle
Mariotte già richiamata al par. 3.4:
p1 V1 / T1 =
p2 V2 /
T2
Se abbiamo caricato il
nostro pneumatico a Luglio a 40 [atm] con un temperatura esterna di 30
gradi e lo portiamo in acqua a Febbraio con una temperatura dell’acqua di
10 gradi avremo che:
p2 =
p1 * T2 / T1 = 37,3 [atm]
(il
volume è quello del serbatoio e quindi è rimasto costante)
Abbiamo cioè perso
circa 3 [atm] solo per la
variazione di temperatura.
L’arbalete non subisce
alcun inconveniente se non un lieve irrigidimento degli elastici come per
tutti i corpi a bassa temperatura (incluso il nostro…).
Prendiamo in considerazione il nostro fucile pronto
allo sparo. Abbiamo un sistema formato da due oggetti (fucile e asta) in
quiete. Avvenga lo sparo e l’asta di massa m1 esca
dalla testata con velocità v1;
contemporaneamente il fucile (massa m2) si muoverà in
senso opposto con velocità v2, che si
determina dalla legge di
conservazione della quantità di moto:
m1
v1 = m2 v2
Il fucile si dice rincula. Il rinculo viene
assorbito dal sistema formato da mano-polso-avambraccio, quindi attraverso
il gomito si scarica sulla articolazione della scapola che deve essere
tenuta ben rigida per assolvere alla funzione.
Le intensità delle
velocità sono nel rapporto inverso delle masse:
v1 /
v2 = m2 / m1
Quindi se per esempio
abbiamo il nostro bravo arbalete 100:
m1 = massa asta da 6 mm =
310 [gr]
v1 = velocità iniziale
dell’asta = 35,51 [m/sec]
m2 = massa fucile
completo di gomme e ogiva ma senza mulinello = 840 [gr]
v2
=
velocità di rinculo del fucile = 13,23 [m/sec]
se l’asta invece fosse
da 6,5 mm con
m1 = 363 [gr] e quindi
con
v1 = 33,16 [m/sec]
avremmo
v2 = 14,47 [m/sec]
cioè con aste più pesanti il fucile rincula
di più.
Se invece al fucile ci
mettiamo il mulinello e diventa:
m2 = massa fucile
completo di gomme e ogiva con mulinello = 1045 [gr]
nell’ultimo caso
avremo:
v2 = 11,61
[m/sec]
cioè con fucili più pesanti il rinculo è
minore.
Le considerazioni appena fatte sono importantissime
poiché ad esempio molta della balistica terrestre si basa sugli studi
dell’effetto del rinculo.
Il rinculo se non
gestito correttamente porta ad errori nel tiro ed è più accentuato su armi molto potenti e leggere, specie
se montano aste più pesanti.
Osservando alcune
immagini di Video al rallentatore abbiamo visto come il rinculo di molti
fucili arbalete produca come effetto un alzo della testata, in
conseguenza del quale la parte terminale dell’asta riceve un “colpetto”
all’uscita che porta come conseguenza un tiro basso (se il fucile è
allineato nel piano orizzontale). Se invece il polso è inclinato secondi
piani diversi comunque il tiro avrà una deviazione in senso opposto
all’alzata della testata.
E’ interessante
inoltre aggiungere che anche l’archetto della ogiva
montata su elastici
imboccolati ha una componente di forza che tende a far sollevare l’asta,
quindi per i fucili con testata tradizionale la conseguenza di ciò è quasi
sempre un tiro diretto verso il basso (osservate anche voi i video al
rallentatore, fotogramma per fotogramma). Tale fenomeno non si osserva invece sui
fucili con elastico circolare poiché come già visto esso schiaccia l’asta
sulla guida.
A tale riguardo il M°.
Dapiran sta eseguendo uno studio molto più dettagliato.
Ritornando al rinculo,
per il pneumatico dell’esempio (Cyrano 110) avremo:
m1 = massa asta da 7 mm =
395 [gr]
v1 = velocità iniziale
dell’asta = 40,13 [m/sec]
m2 = massa fucile senza
mulinello = 1100 [gr]
v2
=
velocità di rinculo del fucile = 14,04 [m/sec]
che addirittura è pari
a v2 = 16,98 [m/sec]
nel caso del Cressi SL 100.
Tale inconveniente può
essere diminuito aumentando la massa del fucile, quindi ad esempio come
effetto secondario dell’utilizzo di armi più pesanti.
Vorrei ricordare
infine come le considerazioni sopra esposte sono valide solo per
comprendere il problema, in realtà la massa m2 è
costituita dalla somma delle masse del fucile e del pescatore
subacqueo, per cui il rinculo sopra calcolato è solo quello che il fucile
avrebbe se fosse libero di spostarsi, ma non quello reale, che invece per
l’ultimo esempio (considerando un sub del peso medio di 85 kg) vale
circa:
v2
=
velocità di rinculo del fucile = 0,21 [m/sec]
(SL 100)
mentre è pari a:
v2
=
velocità di rinculo del fucile = 0,18 [m/sec]
(Cyrano 110)
Infine, provate l’effetto del rinculo
in diverse situazioni, per comprenderne l’importanza:
·
pescando all’agguato
con il braccio semiflesso osserverete l’asta uscire ad una certa velocità
che a fine corsa non vi strattonerà la sagola
(gran parte dell’energia l’avrete assorbita voi);
·
pescando all’aspetto
con il braccio teso e rigidissimo l’asta a fine corsa strattonerà
violentemente la sagola;
·
se
infine provate a sparare appoggiando il fucile ad un grosso masso (massa
m2 molto grande,
velocità di rinculo praticamente zero), l’asta potrebbe spezzare la
sagola…
Costituisce brandeggio
l’insieme dei movimenti
compiuti dal braccio del subacqueo durante rotazioni del fucile nei vari
piani del moto.
Esso dipende da vari
fattori:
·
Densità del fluido che a sua
volta determina la resistenza
al moto;
·
Dimensioni del fucile
(lunghezza, superfici laterali, forma della sezione del fusto,
eventuali sporgenze come elastici, mulinelli);
·
Galleggiabilità e quindi densità del fucile (positivo si brandeggia
meglio ma in profondità l’effetto si perde);
·
Equilibrio delle masse e quindi
bilanciamento dell’arma in
acqua.
Il brandeggio è
fondamentale nell’agguato dalla superficie e nel bassofondo, dove quindi
l’arma di elezione è costituita da un fucile leggero e perfettamente
equilibrato.
Nell’aspetto profondo,
con tiri lunghi piazzati sono invece preferibili altri fattori, come una
buona massa, elevata potenza, presenza del mulinello, aste più
pesanti.